giovedì 8 gennaio 2009

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Wikipedia è la più grande enciclopedia a livello mondiale mai esistita. E' in internet, a disposizione di tutti, quindi gratuita. Pochi mesi fa, proprio perché è aperta gratuitamente, senza necessità d'iscrizione al sito, a chiunque voglia informarsi - conoscere, ha avuto delle difficoltà economiche e sono stati quindi reperiti 6 milioni di dollari per non far chiudere il servizio, sottoposto al problema del free riding.
Mi sembra opportuno segnalarvi che c'è la possibilità di contribuire, con qualunque somma, al mantenimento del servizio facendo una donazione con paypal.

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lunedì 17 novembre 2008

Crocifissi nella scuola di Valtopina (PG).

Quest'anno hanno riappeso i crocifissi nella scuola media statale di Valtopina. Data questa novità mi sono personalmente recata presso la direzione della scuola a Nocera Umbra per chiedere spiegazioni.
La direttrice non era presente, ma ho avuto un piacevole dialogo con il sign. Modesto, che si occupa dell'amministrazione della scuola. In sintesi vi riporterò quanto da lui detto. Non si conoscono i motivi per cui questi crocifissi sono stati appesi, nè i responsabili di tale affissione. Ai genitori ed ai ragazzi non è stata nemmeno data la possibilità di esprimersi in merito. In tal caso avrebbero avuto almeno un voto assolutamente contrario, cioè il mio, non per una questione di religione, ma perché lo Stato Italiano è laico e non c'è un motivo al mondo per il quale i crocifissi devono essere affissi nelle scuole pubbliche. Nonostante ciò, il signor Modesto mi ha detto che il prete della città ha insistito molto per benedire la scuola ma tale attività non gli è stata concessa. Non so se i crocifissi verranno tolti dalla scuola pubblica di Valtopina, quello che vi assicuro è che farò di tutto per scoprire chi è il responsabile di tale regresso del piccolo paese e pubblicherò i nomi in internet.


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Il fatto che il prete non benedica la scuola è un fatto assolutamete normale in uno Stato non confessionale.
Ho proposto al sign. Modesto, e lo farò anche con la direttrice se necessario, che se proprio diventasse un problema rimettere quei crocefissi al loro posto, cioè nei domicili delle persone che lo vogliono, allora si dovrebbero affiggere anche quelli delle altre religioni, tra cui il simbolo dell'UAAR.
Quest'articolo e questa vicenda la dedico a Luigi Tosti, a sua moglie Emilia, a chi crede nella laicità dello Stato, tra cui Ringo De Palma.



domenica 16 novembre 2008

Tana per Bocchino (PDL) e LaTorre (PDmenoelle).


testo di DannyCollaterali.

Che persone come Latorre, Colaninno, Caldarola, non avessero niente a che fare con il centrosinistra era abbastanza chiaro. Nel video Latorre, PD meno L, dalemiano doc, suggerisce a Bocchino PDL, come mettere in difficoltà Donadi IDV. Latorre non è nuovo ad adottare posizioni più vicine al centro destra che al centro sinistra, del resto il pdl ha votato no all'autorizzazione all'utilizzo delle intercettazioni che vedevano coinvolto Latorre nel caso Unipol.
Questo mi ricorda molto il piano della P2 del venerabile maestro Licio Gelli che voleva la creazione di due partiti uno di centro destra uno di centro sinistra, controllati dai piduisti, che facessero finta di contrapporsi.

VIGILANZA RAI: CASOLI (PDL), LATORRE SAREBBE SOLUZIONE MIGLIORE

(ASCA) - Roma, 12 nov - ''Il senatore Nicola Latorre sarebbe l'uomo giusto al posto giusto. Mi sembra di intuire che forse siamo ad un passo dalla possibile soluzione della vicenda Vigilanza Rai. Mi auguro che questa percezione trovi fondamento nelle prossime ore''. E' quanto afferma il vicepresidente dei senatori del Pdl, Francesco Casoli, membro della Commissione di Vigilanza Rai.
Come sappiamo poi non è stato eletto Latorre ma Villari, un altro che ha poco a che fare con il centro sinistra, Veltroni, Soro e Finocchiaro, massimi esponenti del suo partito (PD) hanno chiesto le sue dimissioni, ma lui ha fatto finta di niente e va avanti. Sembra che Villari si sia addirittura autovotato quindi non rispettando le indicazioni del PD di votare Orlando.
Massimo Donadi, capogruppo dell'Idv alla Camera, intervenuto il 14/11/08 al dibattito di Omnibus su La7, afferma che Orlando, fino a ieri candidato unico delle opposizioni alla presidenza della Vigilanza Rai, non è stato eletto per il veto personale del premier Silvio Berlusconi contro il partito di Antonio Di Pietro: «Per la prima volta una nomina in un settore delicatissimo, come la vigilanza sul servizio pubblico - ha detto Donadi - è stata vincolata al previo gradimento del premier in patente conflitto di interessi. Lo stesso sottosegretario Romani ha dichiarato in un'intervista il no a un intero partito per un incarico fondamentale. Poi Berlusconi ha gettato la maschera due giorni fa, quando si è riunito con i capigruppo e ha detto: ora basta, i nomi li scelgo io. L'anomalia italiana stringe una morsa ogni giorno più stretta attorno alla democrazia».



mercoledì 12 novembre 2008

...destra, Destra, DESTRA!


In questi giorni, guardando i tg e eleggendo i giornali, vedo e leggo fra le righe una voce incessante: "destra, Destra, DESTRA!"
Uno dietro l'altro percepisco i segnali di (tutt'altro che) residui gruppi che culturalmente e, soprattutto, con gravi atti materiali, perpetrano i peggiori aspetti della cultura italiota: omofobia, violenza, abominevoli pregiudizi circa le razze e le culture.
Mi inquieta il modo di fare di quegli imbecilli (e chiedo scusa -agli imbecilli, s'intende-) di Forza Nuova che, senza la minima preoccupazione, prima chiamano "Chi l'ha visto" identificandosi come "segreteria nazionale di Forza Nuova" (quindi senza il timore di essere perseguiti penalmente), poi lasciano in segreteria vari messaggi minatori ("[...] noi facciamo lo stesso su di voi: chi ha visto voi, chi lavora con voi, dove abitate [...] e poi verremo sotto le vostre case") e successivamente si fanno trovare numerosi e dotati di caschi all'uscita degli studi Rai di via Teulada. Vincere e vinceremo!
Mi spaventano i ragazzi che sono giunti fino a Piazza Navona con un camioncino colmo di spranghe piazzate in bella vista, in una manifestazione in odor di sinistra, nella città del sindaco anti(?)fascista Alemanno, e mi fa davvero insospettire il fatto che, solitamente, in quelle situazioni ti perquisiscono anche le tasche, mentre in quel caso hanno fatto passare (oppure è passato) un camioncino carico di vistose mazze dipinte col tricolore. C'è stata una collaborazione fra forza "dell'ordine" e gruppi di destra? Non so dirlo: non ero presente a Roma quel giorno e non posso testimoniare o raccogliere prove a distanza, fatto sta che ho visto cosa accadde al G8 di Genova, in cui la polizia caricava le tute bianche (che marciavano pacificamente in una zona tranquilla di Genova) mentre, più lontano, i black block mettevano a ferro e fuoco la città totalmente indisturbati. E ho visto che nelle retrovie dei corpi di polizia gli stessi black block chiacchieravano beatamente con le forze "dell'ordine". Evidentemente, se non c'è stata collaborazione, c'è stata almeno una forte comunione di vedute. Picchiamoli 'sti comunisti del c***o.
Mi nausea vedere che il partito di cui davvero se ne sentiva bisogno, "La Destra" del pregiudicato Francesco Storace, venga pubblicizzato a gran voce da giornali e tv, come se non raccogliesse già abbastanza fuoriusciti estremisti di AN. Essendo questo un partito moderato (o almeno appartenente al rango dei partiti "costituzionali"), i membri usano in senso intercambiabile i termini "musulmano" "islamico" e "terrorista" (spesso anche "straniero" entra in questo abuso della proprietà transitiva) e manifestano senza remore il più becero razzismo che viene spacciato, come sempre accade nella melensa Italia, con la "voglia di sicurezza". Intervistato dal TG2 Storace, fresco di conferma alla segretaria del partito, ha addirittura dato risonanza ad un fatto allarmante. Il conflitto d'interessi? La mafia (nel senso stretto di Cosa Nostra) che agisce in Parlamento? L'altissimo tasso di devianza criminale della nostra classe dirigente (e lui, in questo argomento, potrebbe parlare da insider)? No, il fatto che "troppo spesso le case popolari vengono assegnate a stranieri". Scusa, ex ministro della sanità nonchè ex amministratore della regione Lazio, le case popolari non vengono mica assegnate in base all'italianità del richiedente, ma in base ai criteri scelti dalle amministrazioni comunali, che solitamente operano in conformità alle esigenze del territorio. Nel nord Italia, spesso, le case popolari vengono affidate a non italiani perchè questi lavorano nelle imprese che ancora permettono al nostro paese di boccheggiare; queste persone inoltre quasi sempre svolgono lavori che gli italiani non vogliono più (e magari non perchè abbiano studiato per fare altro, ma perchè non gli si "addice"). E' l'aratro che traccia il solco.
Mi rattrista scrivere questa cosa, ma credo che ormai non sia più viva, se non in pochi, la memoria dei nostri padri (o nonni), quelli che negli anni '30 e '40 hanno realizzato materialmente la possibilità di vivere liberi dalla dittatura. Uno alla volta sono morti tutti i quelli che fecero la resistenza. Ciò è normale, ovviamente. Ciò che inizia a verificarsi, però, è il revisionismo. Senza le persone direttamente interessate a "sorvegliare" loro stesse si può dire qualunque cosa, specialmente nel belpaese senza vergogna.
E' accaduto poche settimane fa con Borsellino, strumentalizzato da Bellachioma (come lo chiama Travaglio) per modificare il principio costituzionale dell'obbligatorietà dell'azione penale.
E' accaduto nelle ultime commemorazioni delle forze armate, in cui il ministro 'Gnazio La Russa ha paragonato i repubblichini ai repubblicani in nome di un "nuovo percorso storico condiviso" (come se un'idea o una legge condivisa sia intrinsecamente migliore di una non condivisa).
E' accaduto con Mani Pulite, anche se in quel caso si è passato al revisionismo prima ancora che molte sentenze fossero state scritte (il celebre revisionismo preventivo, applicato anche con Calciopoli).
E' accaduto e accadrà ancora, e sempre più. Perchè ora che non ci sono più padri nobili a cui chiedere consiglio o a tuonare dall'alto della loro statura morale nei momenti di crisi, mancheranno sempre più dei saldi punti di riferimento nello sfrenato revisionismo quotidiano di una Repubblica che implode.



venerdì 7 novembre 2008

L'ennesimo imbecille (come farsi portare in caserma in Sardegna dalla DIGOS).

Quella che segue è la lettera che un ragazzo cagliaritano ha spedito a Giorgio Napolitano dopo quanto gli è successo il 9 settembre 2008. I miei migliori auguri per chi ha dovuto fronteggiare gli ennesimi imbecilli della DIGOS.

"Onorevole Presidente della Repubblica.
Sono un ragazzo di Cagliari che ha fatto un ESPERIMENTO: QUANTO E’ LIBERO UN CITTADINO ITALIANO.
Come di certo saprà, questa domenica (7 settembre ’08) la mia città ospitava il Papa. Tra l’altro era presente anche il Presidente del Consiglio.
L’appuntamento era per le ore 10:30 davanti alla chiesa di Bonaria: praticamente tutta la città era barricata. Io uscii di casa alle 10:10 per recarmi sul luogo (a piedi e da solo).
Avevo volutamente messo la maglietta di una storica band americana, i “Bad Religion”: su di essa vi è rappresentato il simbolo di divieto posto sopra la croce. In borsa avevo una bottiglia d’acqua e un lenzuolo con sopra scritto l’articolo 7 della costituzione. L’intenzione era di appenderlo, ma arrivato sul luogo, visto che ero totalmente solo (anche se circondato da tantissime persone) e che non ci si poteva avvicinare, abbandonai l’idea visto che era irrealizzabile.
Non ebbi problemi ad arrivare nel “varco 1” (sul lato della chiesa, lontano e dietro al palco) ma senza uno speciale “pass” non si poteva neanche attraversare la strada dove si trovava la piazza della chiesa.
Vedo che le gente nota la mia maglietta. Dopo pochi minuti mi vengono incontro due agenti della Digos che mi chiedono i documenti, annotano i nominativi e mi perquisiscono borsa e tasche.
Io ero psicologicamente pronto ad un intervento delle forze dell’ordine e non discussi.
Visto il lenzuolo mi chiedono cosa fosse, e gli risposi: “questo lo prendiamo noi” mi dissero, e io risposi che potevano anche buttarlo visto che avevo già intenzione di non usarlo.
Mi chiesero chi ero, da dove venivo, chi erano i miei genitori, se studiavo o lavoravo, come andavo a scuola, se ero venuto e dovevo restare da solo (sì) , se avevo precedenti (no) e molte altre cose.
Poi chiesero cosa ci facessi lì e rispondendo che ero lì per ascoltare la messa mi dissero che era una mancanza di rispetto verso chi era lì il fatto che avevo quella maglietta, io mi appellai alla libertà di pensiero e di espressione e gli spiegai che non avrei disturbato nessuno e che non stavo facendo niente di illegale, mi dissero di stare lì e io lo feci senza discutere.
Poco dopo iniziata la messa, alle prime parole del Pontefice gli agenti della Digos mi dissero che dovevo andare, mi girai e vidi la macchina della polizia con lo sportello aperto pochi metri dietro di me, chiesi il perché e mi risposero che dovevano fare dei controlli.
Ero un po’ stupito ma sempre calmo e rispettoso.
Arrivato in caserma, mi fecero praticamente le stesse domande e si sorpresero del fatto che mia madre sapesse che ero lì. Dopo di che mi fecero spogliare e mi perquisirono di nuovo, mi fecero accomodare e mi dissero che era grave quel che avevo fatto, io gli chiesi cosa avevo fatto se non essere nella mia città con una maglietta politica e che ero del tutto libero di farlo. Nel mentre il telefono squillò ma non mi fecero rispondere, dopo una seconda chiamata e aver detto che era mia mamma mi fecero rispondere e gli dissi dove ero, che stavo bene e che, come detto dai poliziotti, dopo un’oretta me ne sarei andato. Passa il tempo e arriva la notizia della Digos che sarei dovuto restate in caserma sino a che il papa non se ne fosse andato da Cagliari.
Rimasi sbigottito, continuai a parlar con gli agenti e saltò fuori che effettivamente dal codice penale non risultava alcun reato, e che comunque quel che stavo facendo non lo potevo fare. Ci tengo a dire che i poliziotti sono stati molto gentili e ospitali e non hanno commesso abusi e sono stati fatti i complimenti a mia madre quando è venuta a trovarmi perché ero educato e mi sono comportato bene.
Dopo otto ore uscii soddisfatto del mio esperimento e ansioso di scriverle anche se mi è stata sequestrata la maglietta e il lenzuolo (quella maglietta ha almeno 20 anni, è una delle prime di quel gruppo ed ha un valore affettivo non indifferente perché me l’ha regalata un mio caro amico che si doveva fare frate).
Il giorno dopo alle 9:00 mi sono recato alla scientifica per farmi fare la foto e farmi prendere le impronti digitali perché altrimenti ero passibile di denuncia (quindi ora sono schedato, e quindi ho perso un giorno di lavoro).
Tutto questo era solo per dimostrare che i diritti costituzionali ormai non vengono più rispettati, contrastati da decreti e dall’ignoranza.
Le voglio chiedere di rendere di nuovo l’Italia uno stato LAICO e di rendere alla nostra amata costituzione il suo potere e il suo prestigio perché LEI PUO’ farlo e IO NO.
Questo è solo un episodio visto che ogni giorno si sente di dottori cristiani che non danno la pillola “del giorno dopo” o di omosessuali aggrediti o di religione obbligatoria a scuola o di lodi al fascismo o di continui attacchi alla libertà di parola (ultima la Guzzanti).
Grazie davvero per aver ascoltato, lo apprezzo davvero. Non credo che ci sia la possibilità che lei risponda ma mi basta la conferma che lei abbia letto.
Distinti saluti
Firmato: un cittadino italiano".



martedì 4 novembre 2008

Dell'Utri e Veltroni per una notte insieme.

"[circa la commissione antimafia] il rapporto tra costi e benefici sia assolutamente sproporzionato"

Marcello Dell'Utri, senatore del PDL, membro dell'Opus Dei, patteggiò la pena a due anni e tre mesi di reclusione per false fatture e frode fiscale, condannato in primo grado a nove anni di reclusione con l'accusa di concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso e imputata per tentata estorsione.
... e lui quanto costa a noi e allo Stato italiano in toto?


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"[circa le - solite - dichiarazioni omofobe di Paola Binetti, deputata teodem del PD] in un grande partito come il Pd non possono esistere reati d'opinione"

Walter Veltroni, segretario e deputato del PD, mediocre e voltagabbana politico italiano, ha una passione sfrenata per "il dialogo", pratica onanistica largamente diffusa fra "i riformisti".



venerdì 31 ottobre 2008

Cosa c'è dietro l'anniversario di Israele?

Quest'oggi vi esporrò il mio personale, pur se convalidato dalla storia e dal buonsenso, punto di vista circa la questione israeliana. Anche perchè siamo nel 2008, si festeggia il 60° anniversario della "fondazione" dello Stato d'Israele e io non ne posso più di leggere e sentire su giornali, internet e TV, omaggi rivolti a questa commemorazione. Prima di iniziare è bene chiarire il significato di un pò di termini, specialmente per evitare che io sia confuso con un antisemita.
Io infatti non sono antisemita ma antiisraeliano, che è ben altro. Il termine "semita", infatti, sta ad indicare la popolazione ebrea ma non dal punto di vista religioso, bensì dal punto di vista "etnico", laddove il termine "ebreo" indica il comune denominatore religioso e "israeliano" indica una fissa millenaria di una parte del popolo che ora occupa abusivamente parte della Palestina, la famosa fissa di "risalire" al monte, di compiere quella che in ebraico si chiama "aliyha", cioè letteralmente "risalita". Essere antiisraeliano, dunque, non vuol dire essere contro gli ebrei, ma semplicemente denota la volontà di permettere agli arabi di Palestina (termine dal significato diverso da "palestinese") di vivere liberamente nella propria terra.
Perchè sono di questa idea? Innanzitutto è da premettere la mia formazione personale semi-illuminista (nel senso buono del termine) che mi permette di ragionare in termini logici e non dottrinali, a questa è da aggiungere un corso di storia ed istituzioni del medio oriente tenuto dalla esimia prof.ssa Marcella Emiliani che mi ha permesso di mettere in sinergia conoscenze a volte già presenti, a volte incomplete. Ultima ma non ultima molla del mio ragionamento storico e logico è la conoscenza della causa che spinge e ha spinto gli israeliani a voler rioccupare la terra di Palestina: quella storiella che i creduloni chiamano Bibbia.

Creduloni fino al momento in cui ci credono e si limitano a professarla in via teorica. Pieni idioti quando vogliono applicarla e, per farlo, utilizzano la forza bruta.

A cosa mi riferisco? Mi riferisco a due episodi storici che mostrano appieno l'ipocrisia che aleggia attorno all'argomento "Israele", almeno per quanto riguarda la classe dirigente (non so dirvi come la pensa la popolazione dello stato di Israele). Innanzitutto parliamo dei campi di concentramento: è indubbiamente vero che il nazismo li ha perseguitati ma

1) nessuno, chissà perchè, ricorda mai che in quei campi furono destinati anche intellettuali schierati contro il regime, omosessuali, zingari e testimoni di Geova. Si ricordano sempre e (quasi) solo gli ebrei.
2) nessuno ricorda mai che gli stessi israeliani negli anni '60 e '70, cioè in occasione rispettivamente della seconda e terza guerra arabo-israeliana, istituirono campi di concentramento (!!!) in cui rinchiudevano i palestinesi, e spesso anche solo gli arabi di Palestina che avessero compiuto l'errore di trovarsi sulla loro strada.

Cosa fanno quindi questi immensi ipocriti? Piangono ogni giorno (giustamente) il genocidio che li ha decimati ma, con la compiacenza delle altre nazioni che stanno a guardare, non versano neanche una lacrima per i palestinesi che hanno massacrato per anni (e che ad oggi non vivono certamente bene, essendo zone come la Striscia di Gaza sotto occupazione militare da circa 60 anni - periodo di tempo che, se non si trattasse dei mammasantissima in analisi, farebbe scattare l'ONU come la rana di Galvani -).
Per i cuori d'oro israeliani, però, il fine giustifica i mezzi. Sempre. Come nel caso della reazione di Israele all'intifada. Intifada vuol dire "sollevazione" e, infatti, più che una modalità di guerra è una modalità di guerriglia ed era combattuta da palestinesi di seconda generazione (cioè nati a cresciuti, a differenza dei loro genitori, sotto l'occupazione militare) che si opponevano alle forze armate israeliane come potevano: con lanci di sassi e bruciando copertoni di auto lungo il passaggio delle forze armate, al fine di ostacolarle. Chiaramente si trattava di "offese" che l'esercito più importante del globo poteva fronteggiare pienamente, magari al punto da non curarsene. E invece no.
Come gli Stati Uniti in Vietnam, Israele rimase spiazzata ed impreparata da questo tipo di guerriglia, che non rientra negli schemi tipici dell'azione militare. Fu così che, nel disinteresse della comunità internazionale, i soldati iniziarono a spaccare gambe e braccia a chi era anche sospettato di partecipare all'intifada. Letteralmente. Almeno così non potevano più "nuocere".
Perchè uno degli stati più coccolati al mondo si comporta così? Perchè gli israeliani si propongono di perseguire il progetto biblico di ritorno alla "terra promessa", cioè la Palestina. E si autodefiniscono un movimento laico (forse hanno preso lezioni da Joseph Ratzinger, che accetta la laicità se si muove "nella cristianità"). Non a caso negli anni '90 furono stampate dalla zecca nazionale israeliana delle nuove banconote, fra cui quella da 10 agorot, che raffigurava lo stato d'Israele come comprendente tutta la Palestina, il Libano, la Giordania, metà della Siria, due terzi dell'Iraq, un terzo dell'Arabia Saudita e metà del Sinai, come fece notare Arafat al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite durante l'incontro del maggio 1990.
E' un caso che quella illustrazione ricalchi completamente i confini previsti nella Bibbia e che anche le azioni militari si muovano praticamente in quella direzione?
E' laico un movimento che agisce con in mente la Bibbia in senso prescrittivo?
E' proponibile che uno stato nasca rivendicando continuità storica tratta da un testo inattendibile e contraddittorio come la Bibbia? E se la risposta è positiva, perchè i greci non assaltano l'Italia rivendicando la come "atto di proprietà" ciò che è descritto nell'Eneide?
Voi, che certamente siete meno faziosi di me, cosa ne pensate?

Dedicato a Filippo, ad Edoardo e alla aghia prof.ssa Marcella Emiliani.


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P.S: non so voi ma, riguardo questa cosa, provo molta sofferenza quando mi registro ai siti internet e leggo nell'elenco delle nazionalità da selezionare "Israele" e non "Palestina".


mercoledì 29 ottobre 2008

Appello per Giulia Innocenzi.





Vogliamo pari opportunità per tutti. Nient'altro.





Una visione crono-analitica della "riforma Gelmini".

E' ora che mi pronunci su quella che, erroneamente, viene chiamata "riforma Gelmini". Speravo che qualche franco tiratore del PDL evitasse uno scempio del genere, almeno al senato, ma evidentemente non è andata così. Vediamo nel dettaglio cosa comporta l'approvazione della legge 133 (in materia di istruzione) senza però perdere d'occhio il contesto che, anche in questo caso, offre incredibili sorprese.
In primo luogo gli studenti entranti avranno un solo maestro, chiamato eufemisticamente "maestro prevalente", tornando alle leggi vigenti fino al 1990, anno in cui entrò in vigore la formula dell'insegnante "multiplo". Questo è un primo punto controverso dell'azione di governo, dato che il sistema "a tre" viene smantellato senza un motivo apparente. Non è stato pubblicato, e presumibilmente non esiste, nessuno studio che motivi il cambio di rotta affermando degli ipotetici risultati negativi del precedente metodo. Esponenti della maggioranza affermano che tale modifica all'assetto pedagogico riflette la loro "visione dell'istruzione", come affermato da Maurizio Lupi ieri sera a Ballarò. Mah. La mia idea è che si tratta semplicemente di necessità di bilancio in un paese in perenne crescita 0 o quasi.
In secondo luogo, il bilancio dell'istruzione viene impoverito di circa 8 miliardi di euro. Per quanto riguarda le università, i risultati di questo taglio non sono necessariamente negativi poiché tutto dipende dall'onesta intellettuale (e sostanziale) dei rettori delle università: dovunque in Italia esistono corsi di laurea e master semplicemente ridicoli che certamente non nascono da soli. Questi corsi-pagliacciata spesso nascono per dare un posto di lavoro a docenti che, in condizioni normali, non potrebbero mai assurgere al livello di presidente di un corso di laurea. Senza contare che, avendo le università carattere pubblico, questi corsi sono finanziati da pantalone (cioè noi). A questo taglio di proporzioni bibliche, quindi, i rettori potrebbero porre rimedio semplicemente radendo al suolo i corsi di laurea nati con i (poco) nobili scopi di cui sopra.
Riguardo al taglio in senso più stretto, poi, è da ricordare che da più di 20 anni il bilancio dell'istruzione italiana subisce, anno dopo anno, continue decurtazioni. Ultima ma non ultima ad essere in linea con questo trend fu la finanziaria del 2006, varata dal governo Prodi II. E prima ancora tagliarono anche i governi Amato, D'Alema (I e II) e Prodi I. Gli stessi che ora si indignano per gli ennesimi tagli. Gli ultimi di una lunga serie che loro per primi hanno già più volte effettuato.
Ciò non significa, però, che questi tagli non si ripercuoteranno su ricercatori, che in Italia hanno mediamente circa 50 anni e sono pagati da fame e perennemente appesi al filo dell'assegno di ricerca, che non necessariamente verrà confermato.
Terzo punto estremamente controverso è la diminuzione delle ore, ridotte ad essere "24 settimanali", cioè 4 al giorno per 6 giorni. Questo ridimensionamento orario rende molto difficile la costituzione del c.d. "tempo pieno", la cui attuazione sembra demandata alle disponibilità dei singoli istituti. In mancanza di attività organizzate dagli istituti, gli alunni torneranno a casa e probabilmente costringeranno i genitori a dover assumere baby sitter e affini, con un ulteriore gravame economico per il nucleo familiare. Al paragone la stessa riforma Moratti del 2003 che prevedeva il c.d. "insegnante a tempo" era un colpo di genio.
Un altro punto della questione che riguarda l'università è la "facoltà di trasformazione in fondazioni delle università". Il testo non è coercitivo in questi termini, infatti prevede questa come una possibilità e non come un obbligo. Se però i rettori continuassero il malcostume riguardante i corsi di laurea-fungo, con i tagli all'istruzione, si vedrebbero praticamente costretti a costituirsi come fondazioni. Cosa vuol dire però diventare fondazioni? Vuol dire che "i trasferimenti [...] a favore delle fondazioni universitarie sono esenti da tasse [...] e sono interamente deducibili" e che lo statuto di tali fondazioni permetterà "l'ingresso nella fondazione universitaria di nuovi soggetti, pubblici o privati". Un esempio tragicomico? La Beretta entra nella (futura ?) fondazione dell'università di Pisa, corso di laurea in fisica. Per 4 anni gli studenti di tali corso di laurea si delizieranno studiando (solo ?) la balistica (sostanzialmente la scienza delle traiettorie) e l'attrito. L'esame finale verterà sulle due materie applicate allo studio del percorso che un proiettile compie all'interno della canna dell'arma (quindi balistica + studio degli attriti).
In conclusione, parafrasando metaforicamente il Venerdì di Repubblica che parla del percorso dell'istruzione italiana come di un gioco dell'oca, vi propongo l'immagine del post (che è possibile ingrandire con un clic): si tratta di una scansione di una pagina di un libro di mia sorella di otto anni. In tale immagine il nonno parla alla nipote di uno scenario lontano di decine di anni: una sola insegnante e i voti espressi in numeri, cioè proprio come si appresta ad essere la scuola pubblica dopo lo scempio della minestra (riscaldata) Maria Stella Gelmini. Il resto, cioè i grembiulini, il voto in condotta e l'insegnamento della Costituzione (ma cosa possono insegnare loro?) sono solo propaganda.
E nessuno parla di inserire l'educazione sessuale fra gli insegnamenti obbligatori (come accade in Spagna dal 1990 o in Francia dal 1973).


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P.S: la legge 133 esprime la fotografia di un paese che non spende per l'istruzione e che "al fine di ridurre l'utilizzo della carta, dal 1° gennaio 2009, le aministrazioni pubbliche riducono del 50 per cento rispetto a quella dell'anno 2007 la spesa per la stampa".
Chiaro? Non possiamo più pagare la carta negli uffici! Che cavolo ci lamentiamo a fare delle scuole?

martedì 21 ottobre 2008

Chi non meriterebbe le leggi.

immagine tratta da wehaitians.com

Questa mattina mi è capitato di riprendere incidentalmente in famiglia l'avvenimento di aprile scorso, quello riguardante il mio quasi-arresto ad un seggio elettorale (clicca e leggi il post con un resoconto dell'avvenimento).
Precisamente, ho ripreso il discorso nell'ambito più vasto e articolato della legalità e del rispetto delle leggi: sentenze dei più alti vertici della magistratura italiana (Corte Costituzionale, Corte di Cassazione, Tribunali d'Appello) affermavano la incostituzionalità e, in generale, l'inadeguatezza e l'inconsistenza della legislazione di origine fascista e tacitamente abrogata che prevede i simboli cattolico-cristiani in ogni luogo pubblico.
Mia madre mi raccontò che, quando accadde il "fattaccio" (cioè quando al seggio elettorale chiesi di rispettare la legge), pianse poichè "aveva paura delle ritorsioni" che i miei fratelli e sorelle avrebbero subito a causa della mia azione, compiuta "provocando le persone perchè eri andato lì con i fogli a sfidarli". I fogli di cui parlava erano le sentenze riguardanti la giurisprudenza sui simboli religiosi nei luoghi pubblici e il regolamento di seggio, con cui dovevo dimostrare la validità della mia richiesta di rimozione del crocifisso dall'aula scolastica adibita a seggio elettorale. Non capisco però cosa ci fosse di sfidare, mi sono limitato a fornire le prove della validità della mia richiesta. Ma probabilmente nel sud Italia un comportamento del genere esula dai diritti costituzionali. Successivamente mi fece notare che, in caso di processi da affrontare contro i pubblici ufficiali che mi impedirono di votare o evenienze simili, la vita sarebbe diventata molto difficile perchè il paese è piccolo e perchè, se l'avvenimento avesse raggiunto una portata nazionale o comunque molto ampia, ne avrebbero pagato le conseguenze anche i miei parenti più stretti, anche se questi "non condividono le mie opinioni".
Rispettare le leggi, badate bene, non è un'opinione. E' un obbligo coercitivo valido dovunque e comunque; la definizione stessa di norma giuridica si esplica in questi termini.
Successivamente a questa "chiarificazione" con mia madre (che conosce l'avvenimento in oggetto solo per sentito dire e non direttamente) mia sorella, che tutto può essere meno che laica e legalitaria, ha iniziato a schernirmi dicendo che queste "cose" le faccio al sud (dove ho la residenza) e non a Forlì (dove ho il domicilio e ho studiato all'università per 3 anni), perchè al sud praticamente non ci vivo e quindi posso permettermi queste "pazzie".
Inutile spiegarle che a Forlì non ho mai avuto la possibilità di chiedere che venisse applicata la legge in questo settore (la laicità nei luoghi pubblici) perchè non ne ho mai avuto la possibilità: tranne che in una banca (caso in cui però la giurisprudenza non si è mai pronunciata) non ho mai avuto modo di riscontrare altari posticci, madonne, crocifissi in scala 1:1 e altri articoli da bazar come invece accade quotidianamente nella mia città natia.
E' a questo punto che, anche in balia di altre vicende su legalità ed effettività della legge, ho maturato una triste e sconsolata conclusione: molti cittadini non fanno niente per affermare la legalità, anzi spesso si muovono in direzione totalmente opposta, ma quando gli conviene piangono ai piedi di Atena? Bene, queste persone meriterebbero di non beneficiare in ogni momento dell'effettività delle leggi. Meriterebbero di tornare in una condizione pre-costituzionale, magari anche pre-statale, in cui per svolgere ogni singolo aspetto della vita pubblica e privata dovevi inchinarti al signorotto locale per chiedere il "favore" di beneficiare di un privilegio, che oggi per noi è un diritto inalinabile. Queste persone meriterebbero di dover bussare ogni giorno alla porta del potente di turno per poter beneficiare di qualunque diritto: un certificato, un servizio, una prestazione sanitaria, qualunque cosa.
Ad un certo punto, però, mi sono reso conto che questo "castigo" già esiste, solo che è esteso anche agli innocenti.

Dedicato a Marcello Montagnana.


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mercoledì 15 ottobre 2008

Esigiamo legalità dal PD revisionista.

una breve considerazione dei quadri dirigenti dell'UDC.

E' di ieri la notizia secondo cui si stava preparando un attentato diretto a Roberto Saviano da svolgersi entro Natale. Non è il primo atto contro il celeberrimo autore di Gomorra, ma pare che questa volta i preparativi fossero ad un punto parecchio inoltrato dato che erano già stati acquisiti l'esplosivo e il detonatore.
Cosa può insegnarci questa notizia? Dipende da come la si vuole leggere, se ci si vuole affidare all'istinto apollineo oppure a quello dionisiaco: nel primo caso possiamo intravedere una camorra spaventata, alle strette, disposta ad uscire dal buio pur di eliminare una voce scomoda (come fece Cosa Nostra con Falcone e Borsellino); nel secondo caso possiamo constatare il rischio di impegnarsi civilmente e artisticamente per denunciare il malaffare italiano, che dalla nascita della repubblica prospera e che, ultimamente, si riconosce nelle principali cariche dello Stato.
In entrambi i casi, però, non si può fare a meno di constatare la potenza geometrica dell'organizzazione mafiosa. Una potenza e una ramificazione territoriale e sociale che lascia sconcertati, specialmente se si legge, per l'appunto, il libro Gomorra e se ne acquisisce la corretta entità.
Cosa bisognerebbe fare per dare un colpo alla mafia in generale (Cosa Nostra, Camorra, 'Ndrangheta, Sacra Corona Unita)?
Le forze di polizia e quelle investigative fanno il possibile infatti (nell'indifferenza generale, come se si trattasse di una notizia di costume) leggiamo e sentiamo ogni giorno di "maxi arresti", "retate" e "sequestri" a danni delle cosche in ogni parte d'Italia. Se però chi è in parlamento vota ogni due anni un indulto, una mini-riforma della procedura penale, un'attenuazione dei reati più gravi (e poi istituisce il "carcere" per chi va a donne) e mette la mordacchia ai magistrati facendoli passare per dei giacobini quando semplicemente fanno il loro lavoro in un Paese che ha 5 regioni in mano alla mafia, cosa possiamo fare noi cittadini?

Dobbiamo essere esigenti.

Dobbiamo chiedere, direttamente con domande ai comizi e negli incontri e indirettamente valutando a fondo il partito a cui dare il proprio voto, una scelta di legalità. Dobbiamo chiedere che si adeguino alcune norme valide per i carabinieri, ad esempio, anche ai parlamentari: un cittadino che ha una condanna non può fare il carabiniere? Bene, che non possa fare neanche il senatore o il deputato. E invece cosa dobbiamo leggere e sentire?
E' di un paio di giorni fa l'intervista di Repubblica in cui Enrico Letta, membro del comitato nazionale nonchè deputato nonchè "ministro ombra del welfare" del PD, afferma che "per il Pd rapporto con l'Udc diventa sempre piu' strategico" poichè "se non vogliamo restare in eterno all'opposizione occorre guardare al centro". Per capire meglio ciò che ha affermato, però, conviene parlare un pò delle tecniche comunicative e dei significati impliciti di tali affermazioni.
Se si afferma qualcosa su un giornale piccolo e poco diffuso, come ad esempio "Il Riformista", vuol dire che della cosa detta ci si vergogna un pò, o almeno che non bisogna farla sapere troppo. Non a caso, in campagna elettorale, Veltroni parlò della necessità di "ridimensionare le possibilità dei magistrati" proprio dalle colonne di uno di questi giornali che Marco Travaglio definisce "semi-clandestini".
Se però si afferma qualcosa del genere da un giornale diffuso e relativamente autorevole come Repubblica, vuol dire che davvero la si vuole far sapere, e magari ci si crede anche nel giusto. E' da mesi che il PD corteggia l'UDC, a questo punto però ci si chiede se, ad esempio alle elezioni europee, si fermeranno a ciò o proporranno agli ex PCI di allearsi con l'Unione dei Carcerati di cui si parla su Nonciclopedia. Dato che un'alleanza elettorale con i centristi è tanto richiesta, auspicata e desiderata, vediamo più a fondo chi popola e cosa è davvero l'UDC.

Facciamo alcuni nomi con cariche e una (breve) storia penale, giusto per farci un'idea.
1. Giuseppe Naro, arrestato nel 1993 e poi assolto, nel 1994 è stato condannato a tre anni di reclusione per aver fatto acquistare dalla Provincia fotografie di Messina a un prezzo sproporzionato. Anche la Corte dei conti gli chiese un risarcimento. Nel 2002 ha ricevuto una condanna a un anno e sei mesi per associazione a delinquere, corruzione e turbativa d’asta.
2. David Costa: fino al 2004 è stato deputato regionale in Sicilia, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Nel 2004 ha ricevuto un avviso di garanzia per aver sostenuto il clan mafioso di Marsala e nel novembre 2005 è stato arrestato per lo stesso motivo. Ebbe il sostegno elettorale delle cosche trapanesi in cambio di favori.
3. Nino D'Amico: ex consigliere provinciale di Palermo, indagato per turbativa d'asta a favore di un'impresa vicina a Provenzano.
4. Leonardo D'Arrigo: ex consigliere comunale a Palermo, indagato per favoreggiamento alla mafia.
5. Vincenzo Lo Giudice: ex deputato regionale, arrestato per mafia a marzo 2004 nell'ambito dell'inchiesta "Alta Mafia" perchè avrebbe affidato appezzamenti di terreni confiscati alla mafia ad una cooperativa appartenente alla stessa "famiglia". Le altre accuse contestategli sono quelle di corruzione, turbativa d'asta e riciclaggio. Il 29 febbraio 2008 è stato condannato a 16 anni e 8 mesi di reclusione.
6. Totò Cuffaro: imputato due indagini a carico per concorso esterno in associazione mafiosa, rivelazione di notizie coperte dal segreto istruttorio e contributo illecito per un finanziamento elettorale di 20 milioni di vecchie lire. Già condannato in primo grado a 5 anni di reclusione e interdizione dai pubblici uffici, è adesso senatore UDC.
7. Calogero Mannino: condannato in secondo grado a 5 anni per associazione mafiosa. Inprimo grado venne assolto e la sentenza diceva così: "c'è la prova che Calogero Mannino stipulò, nel lontano 1980-81, un accordo elettorale con un esponente mafioso della famiglia agrigentina di Cosa nostra. Non si è trattato- precisano i giudici- di una semplice richiesta di voti del politico a esponenti mafiosi". Nel 2001 viene assolto con la vecchia formula dell' "insufficienza di prove", poi condannato in appello a 5 anni e 4 mesi; nel 2005 la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza rinviando il tutto alla Corte d'Appello. Attualmente è senatore dell'UDC.
8. Ferdinando Adornato: ex PCI, ex PDS, ex AD, ex FI, è attualmente un deputato dell'UDC. Un uomo per tutte le stagioni.
9. Lorenzo Cesa: attualmente deputato e segretario dell'UDC, fu coinvolto in tangentopoli perchè prendeva tangenti; nel 2001 fu condannato in primo grado a 3 anni e 3 mesi per corruzione aggravata riguardanti appalti per 750 miliardi di lire. Tutt'ora sta affrontando quel processo ma non farà mai un giorno di carcere dal momento che, grazie ad alcune modifiche in materia di giustizia della XIV legislatura, la prescrizione è già sopraggiunta. E' sotto inchiesta dal 2006 anche per truffa ai danni dell'Unione Europea (gli vengono contestati 5 miliardi di lire) e associazione a delinquere.
10. Giuseppe Drago: attualmente deputato UDC, nel 2003 è stato condannato per il reato di peculato dal tribunale di Palermo a 3 anni e 3 mesi di reclusione per essersi appropriato di fondi della regione Sicilia. E' anche stato condannato dalla Corte dei Conti a restituire la somma sottratta.
11. Saverio Romano: attualmente deputato UDC, era invitato insieme a Clemente Mastella e Totò Cuffaro al matrimonio d iFrancesco Campanella (quello che falsificò la carta d'identità a Bernardo Provenzano per operarsi in Francia a spese della mutua). Successivamente ha smentito tutto, ma mi è impossibile verificarlo (almeno io non ero invitato!).
12. Rocco Buttiglione: è sè stesso. Questo basta.

Se tutto ciò non fosse chiaro nel 2004 Diario (che non è propriamente un giornale della Terza Internazionale Socialista) lo definì il partito con il maggior numero di inquisiti, imputati e condannati.

In sostanza, questa è l'UDC che il PD vorrebbe tanto al suo fianco. In barba alla vita di chi come Saviano parla di legalità e fa sul serio. Cosa ne pensate?

martedì 14 ottobre 2008

Sbattezziamoci.

25 ottobre 2008, Giornata dello Sbattezzo

“Suoi sudditi, perché battezzati”. Con queste parole, il 25 ottobre 1958, la Corte d’appello di Firenze assolveva il vescovo di Prato, che aveva denigrato pubblicamente due giovani, da poco sposati civilmente.
Il 25 ottobre 2008, a cinquant’anni di distanza, l’UAAR organizza una Giornata dello sbattezzo. ‘Sbattezzo’ significa cancellazione degli effetti civili del battesimo, ossia l’elementare diritto, stabilito da un provvedimento del Garante per la privacy, di non essere più considerati dallo Stato come “sudditi” della Chiesa, “obbedienti” e “sottomessi” alle gerarchie ecclesiastiche.
Le ragioni per uscire dalla Chiesa Cattolica possono essere diverse: coerenza con i propri principi, protesta perchè discriminati in quanto gay, donne o ricercatori, rivendicazione della propria identità di ateo o agnostico. Oppure la semplice onestà intellettuale di dire “non sono più dei vostri”.
L’UAAR non organizza controriti vendicativi, ma invita coloro che non sono più cattolici a esercitare questo diritto: sappiamo che già alcune migliaia di cittadini lo hanno fatto, ma riteniamo che se coloro che non hanno ancora formalmente abbandonato la Chiesa cattolica lo faranno in una sola occasione, l’impatto della loro decisione sarà sicuramente amplificato.
Ci sono due modi per partecipare alla giornata dello sbattezzo:
1.
Attraverso i circoli/referenti UAAR di Ancona, Bergamo, Genova, Lecce, Modena, Pescara, Ravenna, Rimini, Siena, Trento, Venezia, Verona, Vicenza, e inoltre quelli di Bologna, Cagliari, Milano, Napoli, Padova, Roma, Torino e Verbania, Treviso, che hanno pubblicato specifiche pagine internet dedicate all’evento. Le modalità variano da provincia a provincia, per cui è indispensabile contattare direttamente i relativi responsabili.
2.
Chi risiede in un provincia diversa da quelle di cui sopra, o chi risiede in una di queste province ma vuole sbattezzarsi individualmente, deve scaricarsi il modulo pubblicato sul nostro sito alla pagina www.uaar.it/laicita/sbattezzo/sbattezzo-modulo-per-parroco.rtf, compilarlo, fare una fotocopia della propria carta d’identità e inviare il tutto alla propria parrocchia di battesimo con raccomandata a.r. il 25 ottobre (o nei giorni precedenti, se quel giorno non può). Occorre poi inviare (molto meglio se prima del 25 ottobre) una e-mail a segretario@uaar.it confermando l’adesione all’iniziativa: segretario@uaar.it risponderà confermando di aver conteggiato il richiedente nell’elenco (in modo assolutamente anonima e confidenziale).
La stessa e-mail può essere contattata per i casi controversi.
Il dato pubblico degli sbattezzandi è e sarà formato, oltre che da chi si sbattezzerà tramite i circoli, solo da chi ha ricevuto o riceverà l’e-mail con la conferma dell’inserimento nel conteggio. Non vogliamo presentare elaborazioni statistiche inverosimili come quelle della Chiesa cattolica.

La giornata dello sbattezzo verrà presentata alla stampa e all’opinione pubblica venerdì 24 ottobre, ore 18, presso la Libreria Bibli (via dei Fienaroli 28, Trastevere, Roma). In tale occasione verrà anche presentato in anteprima il libro Uscire dal gregge. Storie di conversioni, battesimi, apostasie e sbattezzi, scritto da Raffaele Carcano (segretario UAAR) e Adele Orioli (responsabile iniziative giuridiche UAAR).

Inoltre:
Il comunicato stampa del 9 ottobre
Il gruppo su Facebook: oltre 700 iscritti!
Le istruzioni ’standard’ per lo sbattezzo


venerdì 10 ottobre 2008

Ateismo e laicità nella comunicazione di massa.

immagine di Sergio Staino.

Qualche giorno fa, tornato "allu paesellu", ho avuto modo di parlare con un mio conoscente. L'ultima volta che ci siamo parlati è stato due anni fa: lui aveva 16 anni e studiava in seminario, io ne avevo 20 ed ero al mio primo anno di università. Adesso lui è "fuggito" dal seminario e frequenta un corso per diventare tecnico di radiologia medica e a me mancano pochi giorni alla laurea.
Reincontrandoci fortuitamente, si è parlato di cosette e, successivamente, di religione. Gli ho accennato della mia tesi di laurea sulla laicità (che presto potrete consultare da questo blog) e lui ha iniziato a parlare dell'argomento in maniera sconcertante.
Ad un certo punto l'ho fermato e gli ho chiesto:
<>.
Lui ha risposto subito prima:
<> e io gli ho fatto notare che quello è l'ateo. Successivamente ha affermato:
<>. Gli ho fatto notare che, semplicemente, il laico (come individuo privato) è colui che, nei rapporti con gli altri, non si fa condizionare dal suo credo religioso o morale, separando la sfera privata da quella sociale.
Successivamente gli ho detto di essere "diventato" ateo e lui, dopo avermi guardato per un pò come un alieno mi ha chiesto:
<>... io gli ho risposto che non è vero che un ateo non crede in niente: semplicemente non conferisce alle credenze (o agli ideali) caratteristiche tipiche della trascendenza, che solitamente si confanno alle divinità (singole o multiple) di ogni culto religioso. Non a caso, e l'ho anche detto a lui, io ho degli ideali: sono per la legalità, sono un ambientalista, salutista, monogamo convinto...
Eccome se ho degli ideali!
Ovviamente, in Italia, di discussioni del genere ne avverranno una ogni 10 minuti, specialmente dal momento che si parla di laicità con il termine "laicismo" (usato però come sinonimo di "anticlericalismo").

sabato 20 settembre 2008

20 settembre 1870.

Breccia di Porta Pia, 20 settembre 1870.
Clicca l'immagine per ingrandire.



Viva la Laicità!!!!!

domenica 14 settembre 2008

Sondaggio sulle intercettazioni

Carissimi, sono ancora a rifinire la tesi sulle intercettazioni, ancora non l'ho spedita al mio relatore, credo che lo farò questa notte..
Il sondaggio si trova in fondo alla pagina, votate!! Grazie mille.