lunedì 29 ottobre 2007

La tv che (non) vorremmo...


Cari visitatori, questo post ha avuto una lunga gestazione perchè, per avere le competenze necessarie a scriverlo, ho dovuto prima laurearmi in giurisprudenza (ho condensato gli studi di una quinquennale in cinque giorni ;-). Comunque credo che sia la portata giuridica che quella storica della ricostruzione siano imponenti.
Cominciamo con ordine: nel nostro Paese sino agli inizi degli anni '80 l'assetto televisivo era molto semplice: c'era la tv pubblica con due soli canali televisivi (il terzo fu introdotto solo nel 1979 per dare voce alle regioni e trasmetteva solo dalle 19 alle 23), c'erano circa 80 emittenti private (che però non potevano trasmettere su scala nazionale) e sui canali pubblici non esisteva la programmazione notturna, che fu introdotta nel pubblico a piccoli passi dal 1981 sotto l'incalzare delle reti private.
La creazione di un network di canali televisivi appariva in contrasto con la legge in vigore all'epoca e con la sentenza n°59/1960 della Corte Costituzionale. Successivamente a tale sentenza, anche un pronunciamento emanato dal 1981 dalla stessa Corte Costituzionale, il n°148/1981, ribadiva l'incostituzionalità del fatto che un privato possedesse il controllo di una televisione nazionale. Tale possibilità infatti, visti gli spazi limitati a disposizione, era vista come una lesione dell'art. 21 della Costituzione che dice:

"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione [...]".

Sacrosanto. Nel 1984 infatti tre pretori dalle città di Roma, Milano e Pescara intervennero disponendo il sequestro nelle regioni di loro competenza del sistema che permetteva la trasmissione simultanea nel paese dei tre canali televisivi. All'epoca infatti la Fininvest, non potendo costituire una rete unica nazionale, trasmetteva programmi televisivi solo in differita perchè questi venivano registrati nei rispettivi studi e le videocassette con le registrazioni venivano spedite a tutte le sedi locali: ogni emittente locale quindi trasmetteva gli stessi programmi in sincronia ovviando il problema della rete nazionale creandone una fatta di tante emittenti locali (questo metodo di trasmissione viene chiamato "syndacation").
Ahimé, dopo quattro giorni da tali disposizioni dei suddetti pretori, il governo presieduto dal tangentista Bottino Craxi emanò un decreto legge che permettesse a Fininvest di continuare a trasmettere. Il parlamento, però, non convertì tale decreto in legge perchè lo considerava incostituzionale (per maggiori informazioni vedi cos'è un decreto legge) e la magistratura potè continuare la propria azione penale contro Fininvest. A causa di tale situazione "scomoda", il governo Craxi riscrisse un decreto analogo (la "seconda versione" di tale decreto fu scritta dall'allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giuliano Amato, attuale ministro degli Interni) che fu varato ponendo la questione di fiducia. Il decreto passò e la Corte Costituzionale lo esaminò solo tre anni dopo lasciandolo in vigore ma sottolineandone la transitorietà.
Nel 1985 si tornò una seconda volta a mettere mano alla questione dell'assetto televisivo, e si votò la legge n°10/1985, che fu però dichiarata incostituzionale perchè permetteva alle emittenti locali di trasmettere a livello locale tramite il meccanismo della syndacation. Nel 1990, per la terza volta, si tornò a legiferare in materia con la legge Mammì: questa fu la prima legge che regolasse organicamente il sistema radio - televisivo italiano e sarebbe dovuta essere un'appliczione dalla direttiva comunitaria CEE n°552 del 1989 (vedi cos'è una direttiva).
Fra le varie cose, tale legge stabiliva che un soggetto privato non poteva essere proprietario di più di tre canali televisivi, ma non stabiliva l'estensione di questi canali (regionali, nazionali, provinciali, etc). La legge Mammì fu votata sotto il governo Andreotti VI, sebbene cinque ministri del governo si dimisero per protesta. Come conseguenza fu creata un'antitrust e dopo quattro anni la Corte Costituzionale, con la sentenza n°420 del 1994, dichiarò incostituzionale il comma 4 dell'art. 15 della legge (che riguarda la proprietà di massimo tre reti televisive o al massimo del 25% dei canali) perchè lesivo del "solito" art. 21 della Costituzione oltre che tecnicamente molto "permissivo" rispetto all'analoga legislazione in materia di carta stampata.
Tale sentenza, oltre a "bocciare" le suddette parti della legge Mammì, prende anche in considerazione il rischio (dal punto di vista della libertà di espressione - art. 21 -) che il proprietario di tre televisioni o del 25% dei canali partecipi "pur come socio di minoranza, a imprese titolari di altre concessioni e ad imprese impegnate in altri settori dell'editoria". Guarda caso in Italia questa situazione esisteva già, in barba a tutto, ed era gestita dalla tessera P2 n° 1816, all'anagrafe Silvio Berlusconi, che all'epoca possedeva la testata Il Giornale e anche le reti televisive. Fu proprio allora che Silvio Berlusconi decise di cedere le sue quote de Il Giornale al fratello Paolo.

Tutte queste traversie giuridiche hanno permesso nel corso degli anni ad un omuncolo socialista di violare più volte ed in più modi la Costituzione, ma la storia non finì qui...

Nel 1999 un imprenditore, Francesco di Stefano, decise di partecipare ad una gara pubblica per l'assegnazione delle frequenze televisive necessarie a trasmettere su scala nazionale (come previsto dalla legge n°249 del 1997, cliccate qui per maggiori informazioni tecniche). Il 28 luglio 1999, badate bene, Francesco di Stefano vinse la concessione per trasmettere Europa 7 ed Europa 7 Plus mentre Rete 4, non avendo vinto nessuna concessione, perse il diritto di trasmettere. Tutto ciò accadde nel lontano 1999, se però accendete la vostra tv, potete (brrrr) verificare che Rete 4 trasmette ancora... Infatti, a causa delle continue proroghe per il passaggio al digitale (previste dalla legge n°249/1997) Rete 4 trasmette ancora.
Inizialmente la commissione ministeriale negò ad Europa 7 Plus la concessione legittimamente vinta ma Francesco Di Stefano, facendo ricorso al Consiglio di Stato, ottenne l'assegnazione anche del secondo canale. Mentre Europa 7 si preparava a trasmettere su scala nazionale (infatti la licenza vinta prevedeva che le trasmisisoni cominciassero nel dicembre 1999) l'assegnazione delle frequenze fu inizialmente tardata da ricorsi di altri network televisivi e successivamente fu non eseguita a causa di un'autorizzazione ministeriale che permetteva a Rete 4 di continuare a trasmettere. Sempre nel 1999, in una nota ministeriale, il ministero delle telecomunicazioni si impegnava a "definire il piano di adeguamento delle frequenze". Come ben sappiamo quando si tratta di salvaguardare gli interessi di un potente, in barba alla destra e alla sinistra, non c'è nessuna differenza fra schieramenti partitici.
Nonostante questa nota ministeriale, Europa 7 fece ricorso al TAR (vedi cos'è un Tribunale Amministrativo Regionale) che, con la sentenza n°9325 del 2004, gli diede ragione sostenendo che il ministero avrebbe dovuto assegnargli subito le frequenze. Successivamente, nel 2002, alla Corte Costituzionale venne chiesto di valutare la costituzionalità di alcuni commi della legge n°249 del 1997 (che, fra le varie cose, stabilisce il tempo di proroga di un canale che sta trasferendosi verso la piattaforma digitale - in questo caso Rete 4 -). Con la sentenza n°466 del 2002 la Corte afferma, come già fece nel 1994, che nessun privato può possedere più di due reti televisive e che le "reti eccedenti" (cioè Rete 4 e Tele+ Nero) devono cessare la trasmissione. In aggiunta alla pronucniazione del 1994, la Corte non ritiene incostituzionale l'art. 6 di tale legge (che permette delle proroghe) ma fissa un limite improrogabile, il 31 dicembre 2003, per il passaggio al satellite o al via cavo delle reti eccedenti.
In men che non si dica, nell'estate del 2003 il ministro delle Telecomunicazioni Maurizio Gasparri (di AN) presenta un disegno di legge dell'assetto radiotelevisivo che, fra le varie aberrazioni, permette di continuare normalmente la trasmissione via terrestre dei canali eccedenti, quindi in palese contraddizioni con tutte le sentenze di Corte Costituzionale e TAR finora snocciolate. La legge in questione casualmente viene votata con una celerità incredibile e con il parlamento pieno (cosa che accade raramente) ma il Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi non la firma e la rinvia alle camere con la motivazione ovvia secondo cui quella non rispetterebbe le sentenze della Corte Costituzionale.
Fu allora che, rispolverando le sane vecchie abitudini socialiste (Bottino Craxi seguì lo stesso iter circa 10 anni prima), il governo Berlusconi varò un decreto legge (vedi cos'è un decreto legge) soprannominato con modestia "decreto salva rete 4" per salvare momentaneamente il suo canale televisivo (infatti Tele+ Nero nel frattempo fu venduto a Sky con tutta la piattaforma Tele+) ed ebbe tutto il tempo di votare nel 2004 la stesura definitiva della legge Gasparri, anche questa scritta senza tener conto delle suddette sentenze.
Dopo l'ennesimo ricorso di Europa 7, nel 2005 il Consiglio di Stato ha chiesto alla Corte di Giustizia Europea di rispondere a 10 quesiti circa la validità della legiferazione italiana in materia di ordinamento radio - televisivo e circa una richiesta di risarcimenti nei confronti dello Stato italiano. Il governo Prodi che, voglio ricordarlo a chi legge, è un governo di centro - sinistra che nel suo programma d'elezioni aveva detto di voler subito "cancellare le leggi vergogna", cosa fa? Tramite l'avvocatura dello Stato difende la legge Gasparri, nota per favorire smaccatamente Mediaset, e se ne frega dei proprietario di Europa che da circa 10 anni va dietro al suo canale televisivo legittimamente concessogli. A fine 2007 o ad inizio 2008, a quanto pare, avremo una sentenza anche dalla Corte di Giustizia Europea.
Quindi, tirando le somme, la tv del nano è stata dichiarata incostituzionale più volte già dal lontano 1994 su basi giuridiche già presenti dal 1960, Europa 7 ha vinto le concessioni governative per trasmettere già nel 1999 ma nel 2002, 2003 e 2004 è stata votata una leggina dopo l'altra per salvare le sorti dell'appendice del grande gruppo Mediaset. Gruppo che dà alla luce programmi come Buona Domenica (vedi esempio di quoziente intellettivo uguale a zero), TG4 (filmato storico di fede con Gabriele Paolini) e cose del genere.
Non dimentichiamo però l'attuale governo di centro - sinistra che, principalmente nella figura di Paolo Gentiloni, da due anni fa di tutto per non toccare il conflitto d'interessi di Silvio Berlusconi, o non dimentichiamo un altro infaticabile iscritto al partito (del nano), l'ex DS (ora PD) Luciano Violante che disse (non perderti il filmato) che "è stata data la garanzia piena [all'onorevole Berlusconi] che non sarebbero state toccate le televisioni"!!!!!!

Come dice Corrado Guzzanti imitando Rutelli: "a Berluscò, abbiamo tolto il conflitto, ora restano solo gl'interessi! [...] Ricordati degli amici!!!"


20 commenti:

Senza Padroni ha detto...

L'articolo 21 della Costituzione è violato in ogni dove. Come nella legge Amato-Melandri sulla violenza negli stadi.

Saluti

Anonimo ha detto...

Mi hai convinto, leggendo la tua home page, che la soluzione di tutti i mali dell'Italia e forse dell'intera galassia è votare comunista.

Spero di aver capito bene.

RingoDePalma ha detto...

Mi spiace smentire l'anonimo utente ma non voto e non ho mai votato comunista, cmq fa piacere ricevere commenti sofisticati e arguti come il tuo.

Silvia ha detto...

Anonimo, meno maleeee!!! Ci sei arrivato anche tu...ce ne hai messo di tempo!!! E' dalla seconda rivoluzione industriale che lo diciamo...arrivi un po' tardi!
In attesa di cortese riscontro del 50% + 1 dei votanti del resto della galassia (sai, la marcia su Roma oltre che essere un po' demodèe, risulterebbe inutile per la governare Plutone), ci accontentiamo di governare l'Italia...

Silvia

Anonimo ha detto...

"Sua emittenza" per noi è il male minore: se non ci fosse il monopolio del cavaliere avremmo il grande fratello murdoch che ci anestetizza come tanti consumatori americani.

Almeno fino a quando non vi sarà la presa di coscenza generale che l'impero fox è gia, in atto, ciò che temiamo mediaset sia in potenza.

Fede è il miglior spot contro la propaganda subliminale.

RingoDePalma ha detto...

Conosco la Fox e anche i programmi come Buona Domenica e TG4, e francamente non c'è differenza, se non fosse che la Fox ha degli spazi culturali.
Mi spieghi perchè tu come altri siete così asserviti da affermare certe corbellerie?
Come ho già detto nel post, senza Rete4 (non senza Mediaset, ma senza Rete4) avremmo certamente un panorama più pluralista, maggiore diversità delle forme di intrattenimento, andrebbe tutto a vantaggio di noi consumatori.

Emanuela ha detto...

Possibile che in Italia tutto deve essere di destra o di sinistra? Non ci può essere informazione imparziale? Poi la nostra TV non è molto superiore a quella amercicana. Spero non sia davvero lo specchio della società!

Anonimo ha detto...

@RingoDePalma

Non ho detto affatto che voti comunista, quindi la smentita non era dovuta.

@anonimo (l'altro...)
Penso che Fede sia un pessimo spot per Berlusconi, che viene attaccato a causa sua e che non gli porta nessun reale vantaggio, o pensate che in Italia siano decerebrati che prendono sul serio Emilio Fede? A non premere il 4 (o il 3) sul telecomando basta un attimo.

Ora che non è al governo il cav., facciano la legge sul conflitto di interessi, che quando si è in campagna elettorale viene presentato puntualmente come la macchia indelebile, che lui usa le tv per rimbambirci, bla bla bla... sennò viene da pensare che lo fanno per calcolo.

Anonimo ha detto...

@ringo
Guarda che sbagli, una tv dichiaratamente di parte è il motivo di tutta l'indignazione che si vede in giro.
Senza Fede neanche Grillo avrebbe il 9° blog al mondo e tutto il suo seguito.
Se fossimo convinti d'avere un'informazione imparziale staremmo ancora sperando in Prodi e Mastella, o in qualche girotondo.

Una tv non può essere imparziale perché solo una multinazionale privata (e quindi parziale) si può permettere una tv.
Ed una tv di stato non può competere con una multinazionale, perché i giornalisti statali si possono corrompere ed assassinare, azioni che solo una multinazionale può commettere.

Guarda la Forleo, fa quello che fa solo perché ormai i genitori li ha già persi (ammazzati). Ma un Vespa che tiene famigghia ce lo vedi a fare l'eroe?

Persino la casta ha afferrato bene questo concetto, altrimenti come te lo spieghi che i comunisti trinariciuti quando vanno al governo non fanno mai una legge antitrust?

P.S.: Mai stato asservito in vita mia, sono anche uno dei pochi con la forza di volontà necessaria per spegnere la tv (l'ho eliminata).
Ma l'italietta dei pirla esiste, e questi la tv non la spengono affatto. E quindi siamo destinati al gregge.

Allora tanto vale che il pastore sia almeno italiano, che abbia bisogno di un po' del nostro consenso. Altrimenti ci rovina.

RingoDePalma ha detto...

La sinistra non farà una legge sul conflitto d'interesse, infatti lo stesso gentiloni ha detto che "per dare origine ad un'antitrust bisogna dialogare con Confalonieri" (cioè per creare un'antitrust ci si deve mettere d'accordo con il trust), ed è ovvio che le chiacchiere sul conflitto d'interessi sono dette solo per attirare elettorato.
Sono dell'idea inoltre che la televisione sia un mezzo molto potente per il convincimento delle masse.
Quello che usi riguardo beppe grillo è un argomento davvero infimo, come quando durante il governo berlusconi si diceva "ormai tutti ambiscono ad avere una censura da berlusconi perchè così aumentano le presenze al teatro", è un modo viscido di mischiare le carte in tavola scambiando il post hoc con il propter hoc, cioè la causa con l'effetto: se la gente visita il sito di beppe grillo non è perchè non va in televisione dal 1994 o pechè c'è Fede, ma perchè apprezza la sua attività civile.
La Forleo, quella santa donna a cui dedico il post di stasera, non fa quelo che fa perchè ha perso i genitori, anche perchè una famiglia ce l'ha: ha marito e se non sbaglio anche figli. Vespa, invece, è un viscido insetto un pò per propensione naturale ed un pò perchè sua moglie lavora al ministero della giustizia e così anche buona parte di suoi parenti, ma questo non lo obbliga ad essere lo zerbino di chiunque abbia qualche migliaio di voti.
Infine, trovo inutile l'argomentazione pseudopatriottica secondo cui è meglio che il "pastore" sia italiano.

Anonimo ha detto...

@ringo
Neghi che chi non trova una voce credibile in tv si rivolga alla rete? Senza le "verità ufficiali sull'11/9" non avremo mai visto blog impegnati che le smentiscono, tipo grillo o donchisciotte, al posto loro avresti tanta carnazza ridente. Alla gente piace la pappa pronta, se non sente un po' di strizza non muove il culo. E non va a cercare la verità se non se ne sente privata.

Riguardo all'infimo argomento, non mi attribuire cose che non ho detto. Per Grillo è decisamente peggio essere ostracizzato.

Riguardo al pastore, vai a dirlo a loro che sono pseudopatriottici, poi mi dici che cosa ti rispondono.
Dillo a Gates che ha fornito alla nostra P.A. milioni di Euro di vetustissima e bacatissima cacca software (anche l'Argentina ha Linux).
A Murdock che ha ucciso ogni speranza di entrare nel "suo campo" a chiunque: solo lo stato potrebbe fargli concorrenza, ma le euronorme pensate a New York tutelano il Rupert bollando come superata e anticoncorrenziale ogni iniziativa del genere.
Guarda agli Usa, dove i cittadini è meglio che non votino, dove il pastore non ha bisogno del loro consenso. Guarda che vita fanno, la sanità negata, il mangiare veleni, omicidi con un tasso annuale che ricorda l'ex Yugoslavia...

Se c'è un potere forte, questo si combatte solo con un contropotere. E siccome in Italia i poteri forti mancano, anche i mafiosi sono i benvenuti: però solo quelli che comandano sul serio, i quacquaraquà da quattro soldi come Mastella vanno eliminati.
Inoltre, prima di Berlusconi nessuno ha mai obiettato che la Fiat avesse un monopolio che si estendeva alle politiche della tv di stato.
Questo non vuol die che non abbia, di lui, la stessa pessima opinione che hai tu.
Ma vado oltre. Dico che se Provenzano avesse 5 televisioni lo voterei senza pensarci.

E' un mistero come la Forleo, se ha figli, possa continuare. Ma non cambia il fatto che Vespa non lo farebbe.

P.S.: le ho sparate grosse, vero? Beh, confermo e mi prendo le mie responsabilità.

P.P.S.: io sono l'anonimo del commento 9, gli altri non mi riguardano.

Anonimo ha detto...

P.P.P.S.: Volevo dire 5 e 9.
P.P.P.P.S.: Non per fare il disfattista, ma perché non provi a passare a splinder? Ti assicuro che come "ergonomia" non c'è paragone, e poi alche Mastella è su blogspot...

Anonimo ha detto...

niente panico!
Fra pochissimo tempo le tv finivest non se le guarderà più nessuno (già adesso fanno pena)
Saremo tutti impegnati a costruirci blog , inviare su myspace,youtube ecc.ecc.

le aziende lo sanno, toglieranno la grana al sb e... voila!

Sissi ha detto...

(Riferito al commento dell'ultimo anonimo): magari!! La tua è un'osservazione molto acuta ma non tiene abbastanza conto che laddove girano i soldi si seguono andamenti poco razionali. Anche se, mentre internet è la fonte d'informazione, la Tv resta uno svago.. per chi lo considera tale..e probabilmente la Mulino bianco non ha intenzione di pubblicizzare i suoi biscotti in un sito che parla di cose serie..

Anonimo ha detto...

Sarebbe bello se la tv sparisse, oltre a Silvio avrebbe i suoi problemi anche Rupert.

Come ho già detto l'ho eliminata e mi sento di consigliarlo a tutti.
Non è vero che sei tagliato fuori dal mondo, cominci a prendere appuntamento con la radio, che fa un gr in pratica ogni mezzora. L'accostamento per faziosità è: gr2=tg1, gr1=tg2/tgr, rds=s.aperto.
L'obbiettività non è poi tanto migliore, però almeno non ti sorbsci, nel mezzo del tg, la pubblicità dell'ultimo disco della diva puttaneggiante di turno.

La mancanza delle immagini non ti penalizza, anzi. I dettagli visivi sono fronzoli che distraggono, alla radio la notizia è asciutta ed essenziale.

Se ti piacciono i film? Io ho un monitor da pc con l'ingresso esterno.
Il vantaggio è riscoprire che le serate si passano anche lontano dal divano: l'audio si sente anche con la testa girata, anche nella stanza lontana.

Ci sono, è vero, alcune serate all'anno in cui un po' ti brucia (tipo stasera che danno the bourne supremacy, ed io adoro i film violenti), ma nel complesso il bilancio è strapositivo.

Emanuela ha detto...

E poi come fai a non vedere il Grande Frantello, che di intellettuale ha solo il nome? E' un programma che accresce la tua stima (come "uomini e donne" o "buona domenica" o le relative copie che ne fanno alla RAI), soprattutto quelli che propongono una cultura da quiz contro quella approfondita (si vorrebbe far credere che per quella non c'è tempo..).
La televisione oramai è diventata uno strumento di plagio, è la televisione del governo, e quando c'è il centro - destra allora c'è un bel problema: scompare quel poco dibattito che possiamo rinvenire.
Vorrei manifestare a chiunque legga questo commento il mio dispiacere per la scomparsa di Enzo Biagi, un italiano che ha portato programmi della televisione, e non solo, a livelli altissimi. Così alti che è stato cacciato. Era libero, così libero che è stato costretto ad andarsene. E questo ci dovrebbe far riflettere su quanto siamo liberi noi, se ci è tolta la possibilità di sapere che cosa accade alla nostra Italia. Se vogliamo sapere le notizie libere e non di parte, dobbiamo andare ad uno spettacolo di Beppe Grillo. Senza nulla togliere al comico ligure, è una vergogna questo stato di cose. Ma non è detto che tutto deve rimanere così com'è, noi, che possiamo essere ancora liberi perchè abbiamo in mano uno strumento potentissimo, possiamo cambiarle. E non la chiamo rivoluzione culturale perchè altrimenti, con la superficialità che c'è, mi accuserebbero di essere comunista, mentre mi accontenterei solo di vivere in un paese dominato dalla giustizia, laicità, e da un sistema davvero democratico.

Anonimo ha detto...

Enzo Biagi ha cominciato a fare il giornalista a 17/18 anni, e dato che era del 20 siamo nel 37/38 (in pieno fascismo.
Indovinate di chi era il proprietario del giornale per cui lavorava, "Il resto del carlino"?
Niente di meno che il fratello del duce.
Cfr. Wiki con parole "Enzo Biagi" e "Il resto del carlino"

Emanuela ha detto...

E' nato il 9 agosto 1920 a Pianaccio, paese sull'Appennino bolognese. A 9 anni si trasferi' a Bologna, dove il padre Dario lavorava come vice capo magazziniere (in uno zuccherificio). La sua ispirazione fu Jack London, il 'muckraker', come in America erano chiamati i giornalisti "scomodi" per la politica, quelli che in Italia sono rarissimi, che lo convinse a diventare giornalista. Frequentò l'istituto tecnico 'Pier Crescenzi', dove con altri compagni diede vita a una rivista studentesca denominata 'Il Picchio', i cui contenuti riguardavano soprattutto la vita scolastica. Ma il giornalino ebbe breve vita: infatti fu soppresso dopo qualche mese dal regime. Da allora nacque un Biagi più consapevole della sua forte indole anti-fascista. All'eta' di 17 anni comincio' a collaborare con il quotidiano 'L'Avvenire', quotidiano in cui lavorò anche Mussolini (ma non mi sembra che lo comprometta, anche io lavoro con colleghi xenofobi, ma questo non mi contamina affatto, anzi, mette in rilievo le mie idee) occupandosi di cronaca e di piccole interviste a cantanti lirici. Nel 1940 fu assunto in pianta stabile dal 'Carlino Sera' come estensore di notizie. Nel 1942 fu chiamato alle armi ma non partì per il fronte, a causa di problemi cardiaci.
Il 18 dicembre 1943 sposo' Lucia Ghetti, maestra elementare; poco dopo si unì alla Resistenza, combattendo nelle Brigate Giustizia e Libertà, legate al Partito d'Azione (questo mi sembra il vero impegno politico che lo ha accompagnato sempre con il suo affetto per i partigiani).
Terminata la guerra, Biagi entrò con le truppe alleate a Bologna, e fu proprio lui ad annunciare alla radio locale la liberazione. Poco dopo fu assunto come inviato speciale e critico cinematografico presso il 'Resto del Carlino'.
Nel 1951 Biagi aderi' al Manifesto di Stoccolma contro la bomba atomica e, accusato dal suo editore di essere un "comunista sovversivo", fu allontanato dal 'Resto del Carlino.
Alcuni mesi dopo fu assunto da A.Mondadori e divento' caporedattore del settimanale "Epoca" (dal 1952 al 1960), in quel periodo si trasferì a Milano. Dopo qualche mese, divento' direttore della rivista.
Nel 1960 un articolo sugli scontri di Genova e Reggio Emilia contro il governo Tambroni suscitò la dura reazione dell'allora presidente del Consiglio: Biagi fu costretto a dimettersi.
Dopo gli anni di Epoca, nel 61 Biagi fu assunto come inviato speciale dalla Stampa e dopo poco iniziò la sua esperienza televisiva come direttore del Telegiornale. Fu lui a far assumere in Rai cronisti come Giorgio Bocca e Indro Montanelli. Nel 1963 Biagi lanciò il telegiornale del secondo canale Rai e il Rotocalco televisivo, primo settimanale delle tv italiana. Nello stesso anno fu costretto a dimettersi, in seguito alle critiche del Psdi e della destra, che lo accusava, tanto per cambiare, di simpatie comuniste. Nei successivi cinque anni Biagi torna alla Stampa come inviato e scrive per il Corriere della Sera e per il settimanale L'Europeo.
Il ritorno alla Rai è del 1968, quando fu chiamato dal direttore generale Ettore Bernabei. Sono gli anni dei programmi di approfondimento giornalistico, tra cui "Dicono di Lei" e "Terza B, facciamo l'appello". Tra il 1971 Biagi torna, fino al 30 giugno 1972, al Resto del Carlino come direttore e con l'obiettivo di trasformarlo in un quotidiano nazionale. Dopo questa parentesi il giornalista collabora di nuovo con il Corriere della Sera fino all` inchiesta sullo scandalo della P2, quando lascia il quotidiano milanese per Repubblica. I passaggi tra tv e carta stampata continuano. Tra il 1977 e il 1980 ritorna in Rai con il programma su temi d'attualità "Proibito". Biagi lascerà in seguito il quotidiano diretto da Eugenio Scalfari per tornare al Corriere soltanto nel 1988.
In Rai, negli anni Ottanta, Enzo Biagi conduce "Film dossier", la cui prima serie è del 1982, "La guerra e dintorni" e soprattutto "Linea diretta", programma di approfondimento sul fatto della settimana. I primi anni Novanta Biagi li dedica all'approfondimento di singoli temi con trasmissioni come "Che succede all'Est?", "I dieci comandamenti all'italiana", "Una storia", "Processo al processo su Tangentopoli" e "Le inchieste di Enzo Biagi". Mica Grande Frantello o Uomini e donne!!
Dal 1995, "Il Fatto", programma di successo , con oltre 6 milioni di telespettatori, sulla notizia del giorno in onda per 5 minuti dopo il tg. Ed è proprio sulla sua conduzione del "Fatto", giudicata faziosa, che si incentrano le critiche nel 2001-2002 di esponenti del centrodestra al governo, tra cui 'ex, per fortuna, presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che da Sofia pronuncia il cosiddetto "editto bulgaro" contro Enzo Biagi per "l'uso criminale" della tv fatto a suo dire dal giornalista. Per uso criminale si intende "uso dedito all'informazione neutrale e vera", ma oramai ci siamo abituati a prendere per vero le bugie della TV. In una famosa intervista fatta da Biagi, autore e conduttore de "Il Fatto", durante la campagna elettorale per le elezioni politiche il comico Roberto Benigni criticò con battute sarcastiche il premier.
"Lavoro qui in Rai, dal 1961, ed è la prima volta che un presidente del Consiglio decide il palinsesto - replicò la sera stessa Enzo Biagi durante il suo programma - Cari telespettatori, questa potrebbe essere l'ultima puntata del Fatto. Dopo 814 trasmissioni, non è il caso di commemorarci". La trasmissione fu cancellata dalla dirigenza Rai a giugno, al termine della stagione, dopo l` "editto bulgaro" - come lo chiamò una parte della stampa italiana - di Silvio Berlusconi.
Dopo una lunga querelle tra il giornalista e la dirigenza Rai, Biagi, decise di non rinnovare il contratto e chiudere con una transazione.Biagi ritornerà in tv soltanto il 22 aprile di quest'anno, con il programma Rai Rt - Rotocalco televisivo: "Buonasera, scusate se sono un po' commosso e, magari, si vede. C'è stato qualche inconveniente tecnico e l'intervallo è durato cinque anni".
Enzo Biagi ha vinto, con i suoi libri, numerosi premi, tra cui il Bancarella. Tra le opere si ricordano "Testimone del tempo" (1970); "I come italiani" (1972); "La bella vita" (1996, intervista con l'attore Marcello Mastroianni), "Come si dice amore" (2000) e "Storia d'Italia a fumetti" (varie edizioni). Negli ultimi tempi Biagi scriveva ancora sul settimanale l'Espresso, sulla rivista Oggi e sul Corriere della Sera. Con la sua morte è stato tolto un pezzo di qualità della televisione italiana, raro s'intende. Spero che in futuro ci siano più Biagi e meno Fede/Vespa.
P.S. per la ricostruzione della sua vita mi sono aiutata moltissimo da siti internet (quotidiano.net e quello del resto del carlino).

Anonimo ha detto...

ANSA - BIAGI
Figlio di una famiglia non abbiente, inizia la carriera giornalistica appena diciottenne al Resto del Carlino, senza per questo interrompere gli studi.

WIKI - BIAGI
Nel 1940 fu assunto in pianta stabile dal Carlino Sera, versione serale de Il Resto del Carlino, come estensore di notizie, ovvero colui che si occupa di sistemare gli articoli portati in redazione dai reporter. Nel 1942 fu chiamato alle armi ma non partì mai per il fronte a causa di problemi cardiaci che lo accompagneranno per tutta la vita. Si sposò con Lucia Ghetti, maestra elementare, il 18 dicembre 1943; poco dopo fu costretto a rifugiarsi sulle montagne e qui aderì alla Resistenza combattendo nelle brigate "Giustizia e Libertà" legate al Partito d'Azione.

WIKI - IL RESTO DEL CARLINO
La Grande guerra fa salire la tiratura a 150.000 copie, ma la successiva recessione provoca una forte crisi finanziaria, di cui approfitta il fascismo nascente per entrare nella proprietà del giornale e condizionarne la linea. Arnaldo Mussolini, fratello di Benito, entra nel capitale col sostegno economico della famiglia Agnelli. La conduzione del quotidiano è affidata all'allora capo degli squadristi bolognesi, Leandro Arpinati.

em.sissi ha detto...

Ho mandato una mail a Buona domenica quattro giorni fa. Stavano "intervistando" il sacerdote che ha avuto un figlio ed è desiderioso di crearsi una famiglia con la donna che ama, come d'altra parte è sancito dalla Bibbia, se qualche cattolico ignorante ha qualche obiezione da fare. Il pubblico, un pò per dimostrare che il Medioevo in fondo al cuore non è mai terminato, ha inscenato una sorta di Santa Inquisizione contro quel sacerdote, sono stati di un'ottusita che non credevo davvero esistesse in Italia. Pensavo che fosse una leggenda metropolitana!!
Dopo qualche minuto, sono corsa al PC e ho chiesto a Buona Domenica il motivo per il quale qualche volta non rigenerano il pubblico, anche solo una volta al mese, e non parlano di cose serie, che meritano l'attenzione pubblica, non l'immondizia che ci profilano, con i soliti ospiti che non sanno nemmeno di che parlano. Ho terminato l'e-mail dicendo che qualora l'avessero letta in pubblico i loro fischi non potevano che essere un complimento, musica per le mie orecchie. Non vorrei essere pessimista, ma sto rivalutando la frase di R.Prodi che qualche tempo fa disse che la società non è migliore dei propri rappresentanti.. basta guardare la la maggior parte dei programmi TV, per rendersi conto che, nonostante non lo so quant'è vera la sua affermazione, la questione ce la dobbiamo porre.